La nascita di un nuovo marchio è sempre una scommessa, con gli altri ma in particolar modo con se stessi.

Ci si scontra con ostacoli e difficoltà che spesso sono all’ordine del giorno. Ma non ho mai avuto incertezze su ciò che voglio fare e verso quale direzione voglio andare.

Sono figlia di questa meravigliosa terra, le mie radici sono profonde e ben legate a Monforte d’Alba dove da più di vent’anni, con l’aiuto di mio papà Roberto Vezza, enologo dell’azienda, produciamo vino. La passione per questo lavoro è sicuramente presente all’interno dei geni della mia famiglia, costituiva già il Dna dei miei avi che da sempre lavoravano la terra, quando ancora i macchinari utilizzati erano ben pochi e tutto veniva svolto a mano. Per questo motivo si conosceva bene il significato della frase “ȓa tèra a ȓ‘è bàssa!” (La terra è bassa!). Lo sforzo fisico nelle vigne era enorme così come la stanchezza che sopraggiungeva alla sera, quando i contadini rientravano a casa dopo una giornata di duro lavoro.

 

Ho da sempre raccontato la storia di chi mi ha preceduto, per onorare la memoria di chi ha reso possibile l’inizio della cantina. È finalmente arrivato il momento che anche io tracci il mio solco, con coraggio e con orgoglio, per raccontare la mia storia e il mio modo di coltivare la terra e fare il vino. Quando guardo dietro di me, intravedo la strada che ho percorso e so che la mia professione mi ha salvato in momenti critici, mi ha permesso di crescere umanamente, di conoscere aspetti di me che non avrei mai immaginato quando sono stata messa alla prova.

 

Quello che più mi dà soddisfazione è vivere la vigna. Innamorarsi dell’alba che vediamo ogni mattina, rabbrividire nei pomeriggi di gennaio, con le scarpe che scivolano sulla neve ghiacciata. Camminare tra i filari vuol dire commuoversi quando la vite ricomincia a piangere a marzo, dopo l’inverno, trattenere il respiro quando un capriolo salta fuori all’improvviso.

Ma vuol dire anche molte altre cose: perdere il raccolto per una grandinata o per un’annata andata male.

Sudare fino a perdere le forze sotto il sole che scotta di luglio.   Ed è proprio tra le mie viti che mi è nata l’idea di un’etichetta che riportasse i miei valori, quelli che custodisco dentro di me e che vorrei comunicare alle persone interessati a comprendere i motivi che mi hanno spinta al lancio di questa nuova etichetta e a ciò che rappresenta.

 

Ho scelto i quattro simboli per due ragioni: la prima è per il richiamo alla mia famiglia e ai miei 4 bambini, la mia forza e generazione futura. Ognuno di loro ha un carattere differente e ben delineato, ma allo stesso tempo, influenzato e plasmato reciprocamente dallo stretto rapporto tra fratelli e sorelle, in continua crescita ed evoluzione. Da qui l’idea della correlazione ai 4 elementi che costituiscono la materia e dunque la vita: acqua, aria, terra e fuoco.

Secondo I Filosofi come Socrate ed Aristotele, questi elementi sono la base per la costituzione della materia, in quanto ogni sostanza è costituita da una differente combinazione di essi.  Ho scelto di riportare in etichetta la mia storia, la mia famiglia e i miei valori andando a scegliere simboli che li raffigurassero e fondessero al meglio.

 

All’elemento dell’ACQUA intesa anche come fonte di vita e quindi di sostenibilità ho associato il disegno della libellula, che in essa vive le sue prime fasi di sviluppo per poi trasformarsi in insetto. È il tornare alla natura, alla “pulizia”, al rispetto della terra e di chi ci abita. È un percorso che richiede tempi più lunghi e molta costanza. È la rappresentazione della libertà, di consapevolezza e della metamorfosi che porta all’evoluzione.

Alla TERRA ho associato il simbolo della torre di Murazzano in Alta Langa, perché la mia storia è legata anche a questo luogo. Sia Monforte d’Alba che Murazzano, sono antichi borghi romani. Entrambi hanno una caratteristica torre che svetta e domina dall’alto le vigne. La torre è il simbolo dell’elevazione verso l’alto, sono le aspirazioni al futuro, è simbolo di protezione e difesa.

Per rappresentare l’elemento del FUOCO ho scelto l’araba fenice, uccello leggendario che rinasce dalle proprie ceneri per tornare a nuova vita, non solo simbolo di rinascita ma anche di resilienza, la capacità che ci permette di affrontare le difficolta e gli ostacoli che la vita spesso ci mette davanti.

L’elemento dell’ARIA l’ho voluto rappresentare con l’immagine di un Putto, simbolo della vita e dell’amore, di purezza e spiritualità legata alla religione che è alla base dei miei valori, alla terra, agli esseri viventi, e alle piante e alla natura. Alla base e al principio di tutto, c’è il rispetto dell’ambiente e l’etica di seguire una conduzione biologica dei vigneti.

 

Tutto questo è raccontato nelle mie etichette, che rappresentano il bagaglio del mio passato e il viaggio del mio avvenire. Ogni bambina sogna il proprio futuro, immaginando il personaggio che diventerà: ho sempre pensato a me stessa come il comandante di una nave: una donna al timone, armata fino ai denti che non conosce la paura. E se la vita mi ha dimostrato che la paura è un sentimento necessario, mi ha anche insegnato che si può essere il capitano della nave senza usare armi, in modo tale da avere mani libere per poter abbracciare i miei quattro figli, che sono il dono più bello che potessi ricevere.